PISTOIA. Ieri 15 giugno, un pomeriggio torrido in palazzo di Giano, si è insediato il nuovo consiglio comunale. È stata una completa rappresentazione delle forze in campo perché tutti i consiglieri hanno fatto il loro intervento delineando in modo soggettivo e oggettivo la loro dimensione.
Le donne in tailleur, per i più istituzionali tra gli uomini è prevalsa la scelta della cravatta. Tra vecchie glorie e neofiti, emozioni e qualche broncio, la seduta è andata avanti a lungo, fino a sera.
Non è un segreto che all’interno della nuova assemblea cittadina esistano tre anime, la sinistra dei simboli, delle schwa e dei sogni, il centro sinistra di sapore renziano e il centro destra da Stefania Craxi a Giorgia Meloni.
Per il centro destra è stato evidente l’allenamento quotidiano, portato avanti per nove anni, a condividere e remare dalla stessa parte, nelle altre due compagini l’armonia non si è ancora materializzata. Anzi quando il capogruppo di AVS Francesco Branchetti ha preso la parola al momento del voto per la scelta del presidente del consiglio ha letteralmente gelato l’atmosfera:
“voteremo Tosi, condividendo per nulla il percorso fatto per arrivare a questa nomina. La politica è fatta di misura, coerenza e continenza che non abbiamo percepito. Siamo amareggiati da questa trattativa e dalla decisione del Sindaco”. Non tirateci troppo per la giacchetta quindi – ha continuato più o meno in questi termini Branchetti – perché i nostri due voti sono indispensabili per l’elezione del presidente.
Fuori dal recinto del Grandonio, nella cappella Sant’Agata, si incrociano i consiglieri che transitano per uscire a ristorarsi tra un intervento e l’altro.
Il primo che abbiamo intercettato, un consigliere non alla prima esperienza, alla domanda perché questo ritorno di fiamma ci ha risposto: per legittima difesa.
Tra gli osservatori presenti in Sala Maggiore, che erano lì per tifare o abbracciare gli amici coinvolti nella special edition della seduta del consiglio comunale è presente in tanti la precarietà della situazione. Qualcuno sostiene che se a Roma le cose non dovessero andare come sperano crollerebbe tutto, il campo largo e le giunte collegate.
Le massime cariche dell’organo collegiale sono state elette, dopo un quarto d’ora di suspense, all’unanimità, presidente del consiglio Paolo Tosi (PD), sua vice Samuela Breschi della lista civica di Anna Maria Celesti.


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