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dopo i gravi fatti commessi da un detenuto nel PS di Santo Stefano, riceviamo dal dott. Aldo Di Giacomo del sindacato di polizia penitenziaria

PRATO. «A Prato non siamo più davanti a singoli eventi critici. Siamo davanti ad una sequenza impressionante che dimostra come il sistema della sicurezza penitenziaria abbia ormai superato il livello di guardia». Lo dichiara Aldo Di Giacomo, Segretario FSA-CNPP-SPP, dopo gli ultimi gravissimi episodi collegati alla Casa circondariale della Dogaia. Nel giro di meno di due settimane Prato ha registrato un detenuto ucciso all’interno di una cella, il grave episodio avvenuto al pronto soccorso del Santo Stefano, dove un detenuto ha aggredito gli agenti e tentato la fuga, e infine una violenta rissa all’interno della Dogaia conclusasi con un detenuto di 28 anni colpito con una lama rudimentale e trasportato in codice rosso in ospedale, con sospetto interessamento del polmone. «Nel primo episodio due appartenenti alla Polizia Penitenziaria sarebbero rimasti feriti, uno con una prognosi di trenta giorni e l’altro di dieci. Un terzo collega, nel tentativo di impedire la fuga in un pronto soccorso pieno di operatori sanitari e cittadini, ha utilizzato l’arma di ordinanza ed è oggi indagato per tentato omicidio. Sarà naturalmente la magistratura ad accertare ogni responsabilità e a ricostruire esattamente quei concitati momenti. Al collega va però la nostra vicinanza e non accetteremo processi sommari nei confronti di chi si è trovato in pochi secondi a gestire una situazione di eccezionale pericolo». Per Di Giacomo, «il problema vero è chiedersi come sia possibile arrivare continuamente a situazioni nelle quali pochi poliziotti devono fronteggiare aggressioni, tentativi di fuga, risse, armi rudimentali e detenuti ad elevata conflittualità. È troppo facile intervenire dopo, aprire accertamenti, chiedere relazioni e individuare chi materialmente si trovava sul posto. Molto più difficile è assumersi la responsabilità politica e amministrativa di impedire che queste condizioni si producano». «Poche ore dopo quanto accaduto al pronto soccorso – prosegue Di Giacomo – alla Dogaia è scoppiata un’altra violenta rissa. Una lama rudimentale è stata utilizzata contro un detenuto, finito in ospedale in gravi condizioni. Se all’interno di un carcere circolano armi e si può arrivare a colpire un uomo al torace, significa che il problema della sicurezza non può più essere nascosto dietro la parola “evento critico”.» La situazione di Prato assume un significato ancora più grave perché il 5 agosto un detenuto di 32 anni era già morto dopo una violenta colluttazione all’interno della propria cella, vicenda sulla quale sono in corso accertamenti giudiziari. «Quanti altri episodi dobbiamo aspettare prima che qualcuno riconosca che alla Dogaia serve un intervento straordinario? Un omicidio, una fuga scongiurata con due poliziotti feriti e l’uso dell’arma di ordinanza, un accoltellamento con un detenuto in codice rosso: non è più emergenza, è perdita progressiva del controllo dell’istituto». Il CNPP-SPP chiede l’immediato rafforzamento dell’organico della Polizia Penitenziaria di Prato, una verifica straordinaria sulla presenza di armi rudimentali nelle sezioni, una reale classificazione e separazione dei detenuti maggiormente violenti e conflittuali e il trasferimento di quelli non compatibili con le condizioni di sicurezza dell’istituto. «Il personale non può continuare ad essere l’ultimo argine di un sistema che scarica sulle divise tutte le proprie inefficienze. Quando tutto funziona nessuno si ricorda della Polizia Penitenziaria; quando tutto precipita, sono sempre i poliziotti a dover entrare nelle celle, separare chi si accoltella, fermare chi aggredisce e impedire chi tenta di fuggire. A Prato lo Stato deve tornare dentro il carcere prima che il prossimo episodio abbia conseguenze ancora più drammatiche. La sicurezza dei penitenziari non riguarda soltanto chi è dietro le mura: è sicurezza dei lavoratori, dei detenuti e dell’intera collettività».

Il Segretario Generale Dott. DI GIACOMO Aldo


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