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Vogliamo confermare i nostri pregiudizi o vogliamo realmente capire quello che sta succedendo?

di Nicola Minopoli – da Solo Riformisti

Il film NAZA, presentato alla Mostra di Venezia da Yuval Abraham e Rachel Szor, due giornalisti e cineasti israeliani estremisti della sinistra israeliana, già coautori del documentario No Other Land (2024), è semplicemente la <<verità amputata>>, è il cinema che diventa arma politica e di propaganda, è un film non vuole raccontare la storia ma vuole imporre la visione della storia di due registi estremisti di sinistra. 

Prima di discutere NAZA, bisogna ricordare ciò che è accaduto davvero perché il 7 ottobre non è certo un dettaglio ma è la radice del conflitto.

Civili massacrati nelle loro case, bambini bruciati vivi, donne stuprate, impalate, mutilate , famiglie sterminate, ostaggi trascinati nei tunnel, tutto fotografato e ripreso e chi ha visto quei video non ci dorme la notte e tutto ciò riconosciuto da UE, USA, Israele, organismi internazionali e giornalisti indipendenti.

In NAZA questa parte della storia improvvisamente non esiste, omessa, cancellata e se un film cancella la storia non è più cinema ma solo propaganda.

Il film si appoggia alla narrativa del “genocidio a Gaza”, una parola che ha un significato giuridico preciso, ovverosia intenzione di sterminare un popolo.

Questa “intenzione” non è mai stata dimostrata da alcun organismo internazionale.

La guerra a Gaza certo è tragica, devastante, dolorosa ma “genocidio” è un’altra cosa.

Eppure la parola nel film viene ripetuta, amplificata, trasformata in slogan e tutto perché serve a costruire un mondo semplice, un carnefice unico, Israele, e una vittima unica, i palestinesi, perché serve volontariamente e propagandisticamente a cancellare gli orrori di Hamas, i suoi crimini, la sua strategia di usare civili come scudi umani, perché serve a rendere il conflitto moralmente maneggevole all’opinione pubblica. 

Ma il problema non è solo il film, ma è il clima politico che lo accoglie.

In Italia, ad esempio, mentre alla Camera si votava un DDL contro l’antisemitismo, fuori si manifestava con cori pro‑Hamas e Hezbollah e in quella piazza c’erano esponenti della sinistra, quella stessa sinistra che parla ogni giorno di “fascismo” e “nazismo”, ma che tollera slogan di gruppi che predicano l’eliminazione degli ebrei.

E in Europa, la situazione non è diversa, piazze dove si sventolano simboli di organizzazioni terroristiche sotto la bandiera dell’“anticolonialismo”.

Ed è in questo clima che NAZA diventa utile alla propaganda anti Israele e antisemita, un film che non nomina gli orrori di Hamas, ma alimenta la narrativa di Israele come unico colpevole.

I due registi israeliani di estrema sinistra vengono presentati come “coscienza critica di Israele”.

In realtà rappresentano una minoranza ideologica “radicale”, dichiaratamente propalestinese e anti‑Israele.

La loro posizione è democraticamente legittima, ma non è neutrale e il film che producono non è un’indagine ma una tesi.

Il problema non è che esistano ma che vengano trattati come fonte imparziale quando sono chiaramente parte in causa.

Alla fine NAZA è un film che sceglie cosa mostrare e cosa nascondere e il cuore della questione è semplice: NAZA non è un film che cerca la verità ma un film che cerca un colpevole perché omette gli orrori di Hamas, usa la parola “genocidio” come slogan, ignora la complessità del conflitto, si appoggia a un clima politico dove la sinistra flirta con piazze che inneggiano a gruppi terroristici e soprattutto trasforma il dolore in arma retorica.

È quindi cinema militante, non cinema di verità.

Concludo con tre cose che riassumono tutto :

1. Prima di parlare di Gaza, bisognerebbe ricordare il 7 ottobre: stupri, torture, bambini bruciati vivi, civili massacrati da Hamas. NAZA cancella tutto questo, e quando un film elimina la storia, non è cinema: è propaganda.

2. Il genocidio non c’è mai stato: lo dicono i dati, lo dicono gli organismi internazionali, lo dice la definizione giuridica. Ma la sinistra italiana ed europea, la stessa che fuori dalla Camera urlava cori pro‑Hamas mentre dentro si votava contro l’antisemitismo, ha bisogno di quella parola per tenere in piedi la sua narrativa.

3. Dare credito a due registi israeliani di estrema sinistra che costruiscono un film monco, senza gli orrori di Hamas, significa trasformare la complessità del Medio Oriente in un manifesto ideologico: ed è esattamente ciò che NAZA fa, con la complicità di chi scambia la militanza per verità

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