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GRAVISSIME LE PAROLE DEL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE MINORILE DELL’ AQUILA, CECILIA ANGRISANO

7 Dicembre 2025
I figli non sono di nessuno? No: i figli non sono dello Stato.
La famiglia è il primo e principale soggetto educativo.
In merito alle dichiarazioni della dott.ssa Cecilia Angrisano, giudice del Tribunale per Minorenni, secondo cui “i figli non sono proprietà di nessuno, nemmeno dei genitori” riteniamo doveroso esprimere alcune precisazioni fondamentali per la tutela dei diritti delle famiglie e dei minori.
Affermare che i figli “non sono di nessuno” è un messaggio profondamente ambiguo. I figli non sono oggetti né proprietà, questo è ovvio.
Ma non sono nemmeno dello Stato, né dei tribunali, né dei servizi sociali, né di comunità o case famiglia. I figli non sono proprietà di nessuno, ma appartengono alla loro famiglia; i figli sono un dono di Dio.
La nostra Costituzione – articoli 29, 30 e 31 – riconosce che: la famiglia è la società naturale fondata sul matrimonio; i genitori hanno il diritto-dovere primario di educare i figli; lo Stato interviene solo in casi estremi, in via sussidiaria, mai in sostituzione arbitraria.

Presentare la potestà genitoriale come un potere sospetto o potenzialmente abusivo è una distorsione che mina le basi della società e della stessa educazione. Domandare pubblicamente: “Siete sicuri che sia diritto dei genitori di disporre della vita dei figli?” significa insinuare che il ruolo educativo della famiglia sia un privilegio discutibile e non un diritto naturale e costituzionalmente garantito. Il primato educativo dei genitori non è
negoziabile
Le istituzioni hanno il dovere di intervenire soltanto quando esiste un pericolo reale, attuale e documentato per la sicurezza o il benessere dei minori. Non è compito dello Stato entrare nelle differenze educative tra le famiglie, né giudicare stili di vita che si discostano da quelli convenzionali. La pluralità dei modelli educativi e culturali è una ricchezza, non un rischio da
contenere.
L’esperienza insegna: quando lo Stato sostituisce la famiglia, i rischi aumentano
Il diritto fondamentale del minore è vivere nella propria famiglia, salvo situazioni gravissime.nNon è un diritto secondario, neanche un’opzione.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo lo ha ribadito più volte: La separazione deve essere l’ultima ratio, non la prima scelta.
Sminuire le preoccupazioni di migliaia di cittadini, liquidando come “agitazione della piazza” il disagio diffuso, è un errore istituzionale infatti oggi l’emergenza non è la “contestazione sociale”: l’emergenza è la perdita di fiducia nei tribunali minorili.
Una fiducia che va ricostruita con: trasparenza, proporzionalità, collaborazione reale con le famiglie, controlli stringenti su case famiglia e comunità.
L’allontanamento è uno dei traumi più gravi per un minore infatti neuropsichiatri e psicoterapeuti dell’età evolutiva ribadiscono che separare un bambino dai genitori è un intervento ad altissima traumaticità, che altera: funzionamento emotivo senso di sicurezza costruzione dell’identità capacità di legarsi in modo sano agli altri.

Quando una decisione giudiziaria spezza il legame tra bambini e genitori senza un motivo gravissimo, non solo viola la Costituzione: viola il sapere scientifico, la neuropsichiatria infantile, il diritto dei minori alla continuità affettiva e il principio fondamentale secondo cui lo Stato deve sostenere le famiglie, non distruggerle. Un bambino separato ingiustamente dai suoi genitori porta quel trauma per tutta la vita. È dovere delle istituzioni impedire che ciò
accada.

Nicoletta Di Santo
Sonia Lombardo
Donatella Isca
Carola Profeta


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