Una dichiarazione d’amore e di fiducia nello spirito del luogo di un fortemarmino per scelta
di Maurizio Bianconi
Acqua rena ignoranza ce n’è in abbondanza. Questo il detto versiliese che connota Forte dei Marmi. Lo scrittore più famoso di queste parti Fabio Genovesi ha scritto anni fa un piccolo capolavoro ‘ Morte dei Marmi’, in realtà un atto d’amore. Io l’ho scelto come luogo dell’anima. Al pari di quello accaduto a molti altri ha rappresentato l’infanzia felice, la libertà assoluta di giornate indimenticabili e poi l’approccio con l’adolescenza con tutto quello che porta con sé. Non la faccio più lunga, da molti anni ci vivo felice almeno finché il destino mi consentirà di godermi il mare d’inverno e respirare l’aria salmastra o che sa di falso gelsomino o di essenze e di pini specie dopo le piogge. La mia scelta forse ha per fondamento tutto questo, ma soprattutto quello che caratterizza questo paese nato attorno a un fortino di dogana dove i militari in servizio erano qui stanziati per punizione o dietro lauta indennità, essendo luogo acquitrinoso e malarico. Il dato unico e qualificante di Forte dei Marmi è la misura. Questo posto è la negazione dell’esagerazione e l’esaltazione dell’equilibrio. Non una costruzione che svetti, non una siepe che non squadri, non un luogo con erba incolta. Perfetta mediazione fra monti vicini ma non incombenti, selvaggi, pericolosi, ma fascinosi e un mare tutt’altro che docile, bello se visto come un pezzo di Atlantico collocato qui dalla natura per la felicità di famiglie in vesti estive, i bagni infiniti e i giochi con la sabbia,ma anche per gli amanti annuali, coi suoi cavalloni che consentono di fare surf a chi ha ardimento fiato muscoli in pieno inverno. Già il paese non ha, tolto il tondo dei cavallini ( piazza Marconi ), neppure una curva . È squadrato così le strade intorno meno una che quando ti ci imbatti pensi di aver sbagliato posto.
La misura è la cifra di questi 9 km quadrati appena fuori dal caos generale, da percorrere soprattutto in bici. La misura non è tradizione, è un modo d’essere che comporta le abitudini spesso evocate e rimpiante , è un’anima che tiene in vita questo miracolo dagli equilibri delicatissimi e che richiede qualità purtroppo poco praticate: rispetto, slow life, comprensione nel vivere anche se da ospiti un privilegio autentico. Il mondo va avanti, ma come qui non ci vanno grattacieli non ci devono stare neppure le esagerazioni: non i codazzi che perseguitano i personaggi famosi, non le musiche a palla o no nelle spiagge, e neppure le tende da califfo o da cafone che oggi si vedono, né una Bucarest invernale , ma neppure in stagione una Ibiza o Las Vegas o Dubai in miniatura, che nascono e vivono per gli eccessi, a disposizione del rich people e degli sballati che credono che tutto al mondo sia a disposizione. Né i Ranzani, né sceicchi, né est europa, né tantomeno la jeunesse, doré o il suo opposto a deteriorare la vera ricchezza di questo posto : la misura. Vale anche per i locali o gli importati per far business : prezzi assurdi per captare quella clientela alla quale interessa spendere e farsi vedere, poi anche il ridicolo diventa cool. Si capisce che il ciclone Bolkestein ha sconvolto la vita di molti e soprattutto ha generato un corsa all’oro che va respinta con quell’ignoranza del detto apuano ma anche con quella saggezza derivata da una fame appena sconfitta che ha mantenuto Forte come il regno dell’equilibrio e della misura.
Poi ci sono cose che non vanno, ma vince il bambolotto chi sa dire un solo luogo dove tutto sia ok.


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