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da Solo Riformisti

Quel che conta, ancora una volta, è il modo in cui gli studenti utilizzano la tecnologia.

 di Luciano Pallini | 21 Agosto 2026

Una ricerca dello scorso anno ne certifica una ampia diffusione (80%) tra gli studenti universitari nelle parti del mondo più ricche ma più recenti indagini innalzano questa percentuale al 94% in Gran Bretagna ed al 93% in Germania tra gli studenti universitari dei college.

C’è preoccupazione circa l’impatto che questa tecnologia può avere sull’apprendimento: numerosi insegnanti riferiscono di aver esaminato una serie di saggi fotocopia prodotti con l’aiuto di ChatGPT ma non esistono prove concrete sugli effetti educativi dell’intelligenza artificiale

Un recentissimo articolo di The Economist “Does AI stop children from learning?

New data show the peril and promise of the technology” mette a disposizione, per colmare questa lacuna (o almeno per offrire primi spunti di riflessione) una serie interessante di dati raccolti da David Stromberg dell’Università di Stoccolma e Victor Lei e Wu Yanhui dell’Università di Hong Kong (“The generative AI learning penalty: evidence from Chinese secondary education”, 2026) hanno voluto colmare questa lacuna.

Hanno monitorato 27.000 studenti di età compresa tra 12 e 18 anni in Cina, dove l’adozione dell’intelligenza artificiale è stata rapida: circa l’80% degli studenti ha dichiarato di aver utilizzato modelli come Doubao e DeepSeek; il restante 20% ha costituito il gruppo di controllo.

I risultati sono lì, in bella vista.  Dopo sei mesi, gli studenti che avevano utilizzato l’intelligenza artificiale hanno ottenuto, nei compiti a casa, un aumento del punteggio medio del 18% in tutte le materie.  E il tempo impiegato per completare ogni incarico è sceso da una media di 64 minuti a 45.

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Ma …. c’è sempre un ma: agli esami, gli stessi studenti “tecnologici” hanno ottenuto un punteggio inferiore del 20% rispetto ai loro compagni di classe che non avevano chiesto aiuto all’intelligenza artificiale. Se un tempo dai punteggi dei compiti si poteva, all’incirca, prevedere il rendimento agli esami, ora coloro che ottengono il punteggio più alto – grazie all’intervento dell’intelligenza artificiale – hanno invece ben maggiori probabilità di ottenere risultati peggiori.

Dovrebbe esser vietato l’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle scuole?  Non necessariamente: i voti più bassi agli esami si sono concentrati tra gli studenti che avevano ridotto i tempi per lo svolgimento dei compiti a casa mentre la riduzione risulta assai più bassa tra chi, pur con l’ausilio dell’Intelligenza artificiale, ha dedicato ai compiti lo stesso tempo di chi non ha utilizzato l’IA. In altre parole, quel che conta, ancora una volta, è il modo in cui gli studenti utilizzano la tecnologia: chi non si è limitato a copiare e incollare per guadagnar prima libertà dai compiti ma ha utilizzato le chatbots come tutor personale, magari per spiegare concetti difficili o aiutare a risolvere problemi specifici, hanno conservato buoni voti agli esami  

Per avere una verifica di queste conclusioni in contesto diverso da quello cinese, si è preso a riferimento ad un’altra ricerca, di Zara Contractor e Germán Reyes del Middlebury College (Vermont, USA) dove l’utilizzo di Generative AI tra gli studenti è esplosa fino a superare l’80% nell’autunno 2024 (era di appena il 10% o poco più prima della primavera 2023).

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I ricercatori hanno chiesto agli studenti universitari di studiare un argomento sconosciuto, con o senza l’aiuto di una chatbot: gli studenti che utilizzavano l’intelligenza artificiale avevano punteggi più alti nei test e il loro vantaggio persisteva anche quando ripetevano il compito una settimana dopo.

Questo dice che l’intelligenza artificiale può aumentare la capacità di apprendimento, ma solo per coloro che utilizzano la tecnologia in modo intelligente: devono prima riflettere autonomamente e poi guardare la risposta generata dall’intelligenza artificiale.

In altre parole: gli studenti utilizzano l’intelligenza artificiale generativa principalmente per aumentare il loro apprendimento con un impegno attivo o farsi sostituire nell’attività di studio, compromettendo lo sviluppo delle competenze? Questa distinzione è importante per comprendere l’impatto dell’intelligenza artificiale sul capitale umano.

Sono stati scelti dieci impegni di studio e si è condotta una indagine presso 52 studenti e 51 assistenti/istruttori: a questo campione è stato chiesto di indicare se l’Intelligenza artificiale è impiegata più come risorsa di collaborazione (lavora con gli studenti) o come di automazione (lavora al posto degli studenti).

I risultati dell’indagine dicono che gli studenti utilizzano l’intelligenza artificiale generativa sia per potenziamento/collaborazione che per l’automazione, ma il ricorso  per il potenziamento è superiore (56,0%) rispetto al 45,4% nelle attività di automazione—un divario di 10,6 pp che suggerisce una preferenza per l’impiego a fini di potenziamento.

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N. B. Questo grafico mostra la percentuale di studenti che utilizzano l’intelligenza artificiale generativa per diversi compiti accademici. Per ogni attività, la frequenza di utilizzo è divisa in quattro livelli: “Raramente” (alcune volte a semestre), “Occasionalmente” (poche volte al mese), “Frequentemente” (poche volte alla settimana) e “Molto frequentemente” (giornaliero o quasi quotidiano).

Il numero alla fine di ogni barra rappresenta la percentuale totale di studenti che utilizzano l’intelligenza artificiale a tale scopo con la relativa frequenza

 I risultati si basano sulle risposte alla domanda: “Per scopi accademici, per quale delle seguenti attività utilizzi in genere l’intelligenza artificiale generativa?” Il campione include tutti gli studenti che hanno dichiarato di aver utilizzato l’intelligenza artificiale durante il semestre accademico.

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