L’avvocato canonista Michela Cinquilli e la regista Roberta Mucci al Festival dell’Umano Tutto Intero: un confronto sulle nuove fragilità giovanili
ROMA – Tra i protagonisti della due giorni organizzata dal network “Ditelo sui Tetti”, svoltasi il 16 e 17 giugno nella Capitale, anche Michela Cinquilli e Roberta Mucci hanno portato il proprio contributo al dibattito sul futuro delle nuove generazioni nell’ambito del Festival dell’Umano Tutto Intero.

L’evento ha riunito oltre duecento associazioni e realtà civiche impegnate nella promozione di una presenza cristiana attiva nella società, dando vita a un intenso programma di incontri, panel e momenti di confronto con rappresentanti delle istituzioni e decisori politici. Al centro della riflessione, la ricerca del bene comune, principio cardine della Dottrina Sociale della Chiesa, richiamato anche dalla recente enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.
Il festival si inserisce nel solco di quel “cambio d’epoca” più volte evidenziato da Papa Francesco e approfondito nelle precedenti edizioni della manifestazione. Quest’anno la partecipazione è stata particolarmente significativa: oltre 600 partecipanti, 100 relatori, 13 membri del Governo e tre cardinali hanno animato una kermesse articolata in dieci percorsi ispirati ai luoghi esistenziali di San Francesco. La direzione artistica è stata affidata al poeta, scrittore e saggista Davide Rondoni, che nella serata conclusiva ha presentato il “Manifesto per una giovane Italia”.
Tra gli interventi più apprezzati, quello proposto dall’avvocato canonista Michela Cinquilli, docente e membro della Fondazione Centesimus Annus, che ha coinvolto la regista Roberta Mucci in un dialogo dedicato alle dipendenze giovanili. Al centro della riflessione il film “Senza Senso”, realizzato dalla stessa Mucci, che affronta il tema dell’uso delle sostanze stupefacenti tra i giovani e delle conseguenze, spesso sottovalutate, sia sul piano fisico sia su quello giuridico.
L’opera è stata proposta come spunto iniziale per il panel dal titolo “Dal bollettino di guerra alle nuove generazioni: ripartire dalla loro controcultura”, al quale hanno preso parte, tra gli altri, il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il cardinale Pietro Parolin e numerosi rappresentanti del mondo istituzionale, ecclesiale e associativo.
Particolarmente significativo anche il panel dal titolo “La vita debole: uno scorcio esistenziale da accogliere o eliminare?”, al quale ha preso parte Federica Cappelletti, moglie dell’indimenticato campione Paolo Rossi, presidente della Fondazione Paolo Rossi Foundation. Con lei collabora anche Michela Cinquilli nella realizzazione del progetto “Casa Pablito”, iniziativa che punta a umanizzare il percorso di cura dei pazienti oncologici, evitando spostamenti gravosi e ulteriori situazioni di sofferenza. Il progetto vedrà la sua concreta attuazione presso gli ospedali di Negrar, del Policlinico Gemelli di Roma e di Careggi a Firenze.
L’obiettivo del confronto è stato quello di promuovere un autentico “pellegrinaggio culturale”, capace di orientare scelte politiche e sociali concrete per contrastare fenomeni sempre più diffusi di dipendenza, solitudine e conflitto. Una sfida che richiede l’impegno congiunto di istituzioni, società civile e comunità educanti per restituire centralità alla persona e recuperare, come suggerisce il titolo stesso del festival, “l’umano tutto intero”.


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